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giovedì 25 agosto 2011
La Nato va alla guerra e i siciliani pagano: l'emblematico caso dell'aeroporto di Trapani
AVIONEWS - WAPA
Data Notizia : 25-Ago-2011 15:53
Categoria : Aeroporti
La Nato va alla guerra e i siciliani pagano: l'emblematico caso dell'aeroporto di Trapani
Roma, Italia - Lo scalo è al collasso e il suo gestore invoca l'intervento delle istituzioni scrivendo ai rappresentanti del Governo interessati
Dopo tutte le dichiarazioni, testimonianze televisive e comunicati-stampa è ora, se non è troppo tardi, che il Governo faccia qualche cosa di concreto per l'aeroporto di Trapani. I ministri della Difesa, Trasporti e Turismo, devono mettersi attorno ad un tavolo per decidere una volta per tutte cosa si vuole fare dell'aeroporto civile della Sicilia occidentale, l'unico, nel deprimente scenario dell'aviazione civile italiana, che ha registrato negli ultimi anni tassi di crescita a due cifre.
Purtroppo quando si affrontano certi argomenti (soprattutto quando sono legati ai militari), in Italia scatta, irresistibile, la voglia di rintanarsi nell'ormai scontato:"Non disturbate il manovratore".
Le operazioni militari che si stanno svolgendo incessantemente ormai da molti mesi sull'aeroporto di Trapani, hanno il loro motivo d'essere dalla decisione italiana di offrire alla Nato (principalmente a canadesi e a inglesi) l'aeroporto di Trapani, che da tempo veniva utilizzato quasi esclusivamente dai civili e solo marginalmente dai militari. Insomma, provate voi ad immaginare, soprattutto di questi tempi, una qualunque società che debba cercare di far quadrare i conti, investire, attrarre traffico, fronteggiare la concorrenza, improvvisamente gettata in uno scenario di guerra e senza più la possibilità di gestire o programmare né il suo sviluppo né le attività correnti. Ma "Chi paga"?
Solo le 100 famiglie dei dipendenti che al perdurare della situazione dovranno essere necessariamente licenziati oppure, come sembra giusto, il conto sia saldato da tutta la comunità nazionale in un doveroso atto di solidarietà nei confronti di coloro che si sono trovati, dall'oggi al domani, in trincea?
Le guerre non possono essere fatte solo andando in prima pagina quando si centra un obiettivo con una bomba intelligente per poi mettere sotto al tappeto, come fossero spazzatura, i gravi disagi e danni che vengono fatti al territorio soggetto alla servitù militare.
Come dar loro torto se gli incolpevoli dirigenti e dipendenti di Airgest, la società che gestisce lo scalo aeroportuale, andranno con forza a manifestare sotto i Palazzi del potere nazionale, a gridare civilmente ma in modo che tutti sentano che in queste condizioni non è più possibile continuare?
Dove sono il presidente del Consiglio, il ministro dei Trasporti, il ministro della Difesa, il ministro del Turismo? Cosa fanno per trovare soluzioni che possano evitare che una delle poche realtà di valorizzazione turistica del territorio siciliano, (con l'indotto che trascina), venga scientificamente fatta a pezzi nell'indifferenza generale?
Perché non trovano soluzioni transitorie di sostegno e non mettono l'Airgest, come gestore
dell'aeroporto di Trapani, nelle condizioni almeno di pianificare l'attività per la prossima estate?
In aviazione gli aerei volano veloci, e le pianificazioni ancora di più. Quanto ancora deve pagare Trapani sulla sua pelle?
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